Del Tassi Presidente Onorario: “Io e il Quinto, una storia lunga una vita. Ora la piscina e un titolo per le giovanili”

Se dici Sporting Club Quinto, dici PierGiulio Del Tassi. Quasi fosse un sinonimo, appunto. Ed è per questo che il club biancorosso ha deciso in qualche modo di ufficializzare questo connubio, rendendo merito ad un dirigente innamorato di questi colori che aveva difeso anche in vasca e in mare, con addosso la calottina crociata: per questo da qualche settimana PierGiulio Del Tassi è anche il Presidente Onorario del sodalizio, oltre ad esserne una delle colonne portanti e, decisamente, il primo tifoso.

PierGiulio, quando inizia la tua avventura con il Quinto?
“Era il 1958, prima promozione dalla serie B alla serie A, io in quegli anni ero un Allievo. Aver conquistato il massimo campionato nazionale aveva portato tanti ragazzi del quartiere, e non solo, ad avvicinarsi alla pallanuoto, e così in quel frangente il club è cresciuto e si è dotato anche delle formazioni giovanili”.
A livello di prima squadra come andò?
“Non bene, fu subito retrocessione. Tuttavia in estate fummo ripescati e ci fu quindi subito l’occasione del riscatto, ma a metà campionato – in quei tempi si giocava d’estate – erano finiti i quattrini. Impensabile organizzare trasferte, così il club si ritirò”.
Come proseguì invece la tua carriera?
“Ho giocato negli Allievi e poi nella Juniores, nel momento in cui ci fu l’allargamento della sede di Quinto mi spostai per una parentesi nel Nervi, giusto un paio d’anni: poi mi sono imbarcato e ho smesso di giocare”.
Il legame con la pallanuoto, però, non si è mai interrotto.
“No, e infatti poi sono tornato da dirigente, mi sembrava una cosa del tutto naturale. Sotto la guida di Peo Castagnola sono stato Vicepresidente, poi ho avuto il titolo di Socio Vitalizio e, insieme alla mia Silvia, il Quinto è rimasto l’epicentro della mia vita”.
Oggi una nuova carica, quella di Presidente Onorario. Come è nata questa idea?
“Quasi per scherzo, parlando con Fabrizio (Brondi, ndr) e Luca (Bittarello, ndr) ho pensato bene di dire ‘Siamo una società senza Presidente Onorario!’. Evidentemente ne hanno parlato con il Presidente Giorgi ed ecco che quello scherzo, quella battuta, è diventata realtà”.
Quale è il tuo compito adesso?
“Mi considero una sorta di archivio storico vivente, con una precisazione importante: credo sia doveroso ricordare ed esaltare i momenti belli, ci mancherebbe, senza tuttavia dimenticarsi anche le pagine difficili. Solo in questo modo si riesce ad essere un punto di riferimento, anche per i più giovani”.
Come è cambiata la pallanuoto in tutti questi anni?
“È cambiata molto, direi in meglio complessivamente. Ai miei tempi si giocava di fatto solo in mare, le piscine hanno ‘costretto’ gli atleti ad essere come dei professionisti, mentre prima questo sport era una sorta di dopolavoro, insomma si poteva anche fare altro”.
Ci sono ricordi che emergono con maggior forza rispetto ad altri, pensando anche alle persone che hai avuto modo di conoscere?
“Dovrei fare tantissime citazioni. Scelgo Peo Castagnola e Titti Frixione, due amici, due giocatori, due presidenti. E poi dico Marco Paganuzzi, averlo perso mi fa ancora malissimo. A mio avviso si deve a lui la svolta di mentalità cha ha pervaso il nostro ambiente. Non solo è stato lui a portarci in serie A1, ma ha costruito il futuro di questo club, trasformando una società ‘tranquilla’, che veleggiava fra la serie A2 e la serie B, in una che gioca stabilmente nel massimo campionato, che fa mercato anche con gli stranieri, che porta tanti giovani in prima squadra”.

E arrivando all’oggi, che cosa ti auguri?
“Ho due grandi sogni e spero di riuscire a coronarli entrambi. Il primo riguarda la realizzazione della piscina del Quinto, insomma della ‘nostra’ piscina. È importante e io ci conto davvero”.
E il secondo?
“Io ho parecchio a cuore le nostre giovanili, vado a vederle spesso, ogni volta che posso. Mi stanno a cuore. Ecco, vorrei vedere un titolo nazionale vinto da una formazione giovanile. In questi ultimi anni ci siamo andati davvero vicini, e in più di un’occasione, ma è sempre mancato il trofeo finale. Sarebbe davvero un grande regalo per un ‘vecchio leone’, come mi chiamano i ‘ragazzi’ del Consiglio Direttivo”.

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